N. 7 estate 1995

Il piacere dell’infedeltà

Il piacere dell’infedeltà verso i testi – acuito anche dalla constatazione che gli originali non riescono mai ad essere davvero fedeli alle loro traduzioni (come già osservava Borges) – è una droga che deve essere assunta in dosi sempre più massicce con il progredire dell’assuefazione. Questo non previsto fascicolo estivo dei TI è quindi il segno che sono lanciato su una china pericolosa e inevitabile. Nel contempo, si estende il gusto trasgressivo dell’inautenticità, e cresce quindi anche il numero di lettori dei TI.
Questa circostanza, insieme al raddoppiato impegno provocato dalla semestralizzazione, rende però necessaria l’introduzione di una regola: chi desidera continuare a ricevere i TI dovrà darmene segnalazione con ogni mezzo idoneo (ovviamente, la richiesta non si rivolge ai molti che già lo fanno). È un piccolo onere, ma è anche una possibilità di fuga: per evitare di essere bersagliati, a scadenze ormai ravvicinate, dai TI, o per segnalare di non essere d’accordo con il loro contenuto, è sufficiente, d’ora in poi, non fare niente.

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Come sempre, i testi originali sono stati riprodotti in modo infedele e sono stati liberamente adattati e manipolati, cercando quasi sempre di rispettare quello che avrebbe dovuto o potuto essere il pensiero dell’autore. Gli autori indicati corrispondono nella maggior parte dei casi agli autori effettivi. Per i testi di Nazim Hikmet ho utilizzato la traduzione di Joyce Lussu .

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Ringrazio Monique Baum, Augusto Bianchi, Cristina Morelli e Marina Nespor per i consigli e i suggerimenti offerti per la stesura di questo fascicolo dei TI.

Politeismi e prodigi

Si racconta che l’imperatore Giuliano (l’apostata nella storiografia cristiana), dopo aver reintrodotto il culto degli dei dell’Olimpo, una notte, evocandoli, se li vide comparire davanti stanchi e irritati per questo imprevisto richiamo in servizio.
Molti ritengono che il lavoro forzato cui gli dei furono sottoposti ebbe breve durata e si concluse con la prematura morte di Giuliano. Sbagliano. Gli dei sono tuttora in servizio: Giuliano è stato un sognatore non perché ha cercato di riportare indietro le lancette dell’orologio della storia, ma, al contrario, perché le ha portate troppo avanti, avendo intuito i vantaggi della fusione tra monoteismo e politeismo che sarebbe stata realizzata, nei secoli futuri, dalla religione cristiana.

Così, il Cristianesimo ha lentamente aggiunto a una divinità suprema una e tripla di modello induista, a una personificazione della contrapposizione delle forze del Bene e delle forze del Male di derivazione zoroastriana, a un culto della madre di derivazione sumerica e mediterranea, a una schiera di spiritelli famigliari (trasformati in angeli custodi) tratta dalla religione romana arcaica, una nutrita popolazione di semidei e di divinità minori, con rigorose competenze per materia o per territorio, non inferiore a quello dell’Olimpo greco-romano e, tra l’altro, in continuo aumento. Anche la diffusione dei miracoli nel mondo cristiano non è inferiore a quella registrata nel mondo romano. Le statue di Giunone e di Apollo piangevano e sudavano non meno frequentemente di quanto oggi non facciano le statue della Madonna.

Per venire ai tempi nostri, sbagliano quelli che pensano che il pianto delle statue della Madonna sia un fenomeno raro: solo in questo secolo, ci sono state centinaia di diverse lacrimazioni. Le statue hanno pianto quasi sempre lacrime (una statua ha però eccezionalmente pianto olio di oliva); poi, con l’avvento della televisione a colori, hanno cominciato a piangere sangue (spesso femminile, ma ogni tanto anche maschile). La maggior parte delle lacrimazioni si è verificata in Italia: varie diecine di casi nel secondo dopoguerra. Ma, ancora una volta, sbaglierebbe chi pensasse a un miracolo tipicamente italiano: fenomeni di lacrimazione di statue della Madonna si sono verificati infatti – sempre limitandoci al ventesimo secolo – in oltre quaranta paesi. A riprova dell’intuizione di Giuliano sui bisogni dell’Occidente, il pianto delle statue della Madonna e, più in generale, l’area del miracolo coincidono oggi nel mondo quasi perfettamente con l’area del Cristianesimo. Tutte le religioni hanno i loro riti, i loro oggetti di fede, i loro dogmi; solo il Cristianesimo ha i miracoli. Naturalmente, l’uso intensivo del politeismo offre alle varie religioni cristiane molti vantaggi, ma non è senza pericoli: ciò che si guadagna in audience popolare, puntando sull’accoppiata ignoranza e superstizione, si perde a livelli di educazione più elevati, dove la gente vede il miracolo con diffidenza e con disapprovazione.

Questo spiega, per esempio, ciò che accade negli Stati Uniti, dove la competizione tra le Chiese, anche nell’interno dell’area del Cristianesimo, è assai vivace: secondo una recente indagine del settimanale Time (The Message of Miracles, Time 10\4\1995) le Chiese cristiane tradizionali sono dichiaratamente contrarie al riconoscimento dei miracoli, mentre su questi fenomeni puntano le Chiese cristiane emergenti per incrementare il proprio seguito. Così, la Chiesa Carismatica e la Chiesa Pentecostale, due tra le Chiese cristiane attualmente in grande crescita, conquistano i loro fedeli con messaggi basati su segnali prodigiosi ed eventi straordinari, inspiegabili, e quindi miracolosi.

C’è però da dire che, se è vero che chi ha fede non ha bisogno di miracoli, non è affatto vero che i miracoli non servano per chi non ne ha. Un buon miracolo crea benessere e occasioni di lavoro quanto il Cenacolo restaurato e assai più degli impianti della Italsider a Taranto e delle promesse di Berlusconi. Lo sanno bene gli abitanti di Lourdes o di Fatima, e tutte le collettività miracolate dal turismo religioso (che ha attualmente un giro di affari di varie diecine di miliardi di lire e mobilita milioni di pellegrini ogni anno). Se ne sono resi conto gli abitanti di Civitavecchia, i quali si sono subito schierati – Sindaco PDS in testa – a difesa del loro miracolo, e delle possibilità di prosperità economica che esso fa balenare. Il progetto per il santuario che ospiterà la statua di gesso piangente è già pronto, predisposto da un esperto del settore: avrà una pianta ellittica, sarà largo 47 metri, mentre in altezza raggiungerà i 37 metri (come un palazzo a 12 piani); potrà contenere mille posti a sedere e almeno 500 posti in piedi; intorno, in mezzo ai campi della frazione di Pantano (il luogo del miracolo), sorgeranno parcheggi, bar, ristoranti, negozi di souvenir.

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Fatti il tuo miracolo. Prepara una soluzione di carbonato di calcio e cloruro di ferro, filtrala con attenzione, aggiungi cloruro di sodio (sale da cucina). Avrai un composto solido e di colore scuro. Se lo scuoti lentamente, non succede niente; con alcune scosse energiche, si liquefa. Il miracolo è stato messo a punto nel 1991 da Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia, da Sergio Della Sala dell’Università di Aberdeen e da Franco Ramaccini. Tutte le sostanze da usare erano disponibili a Napoli nel 1389, allorché è stato segnalato per la prima volta il miracolo del sangue di San Gennaro.

Muggleton

Verso il 1650 in Inghilterra il disfacimento dell’autorità religiosa era al culmine. La Bibbia, depositaria della Verità assoluta, era a disposizione di tutti: tutti potevano leggerla, interpretarla e diffondere le proprie opinioni in proposito. Personaggi che fino a pochi anni prima sarebbero stati immediatamente condannati come eretici e bruciati vivi, o sarebbero stati costretti a vivere nella clandestinità, potevano ormai esporre le proprie idee su Dio, sulla vita eterna e sull’anima non solo senza timore, ma ottenendo pubblici riconoscimenti.
Così, profeti e profetesse percorrevano a frotte le vie di Londra, predicando le proprie soluzioni per ogni problema spirituale. Si poteva così divenire a piacimento behmisti, bidelliani, coppinisti, salmonisti, dipperiani, traskiti, tryoniti, filadelfiani, cristadelfiani, battisti del settimo giorno. L’autorità delle chiese ufficiali era a livelli assai bassi: ci si poteva attendere che la Verità eterna si rivelasse per bocca di una qualsiasi cuoca, o perfino per bocca del figlio di un falegname, che pretendesse di essere figlio di Dio.

Lodovic Muggleton nacque nel 1609 e fu avviato al mestiere di sarto. In seguito a una crisi religiosa, ruppe il proprio fidanzamento con un’incantevole ragazza, perché la madre gestiva un’agenzia di pegni e l’usura era peccaminosa e decise di vivere in castità.

Qualche anno dopo comparvero a Londra John Tawny e John Robins. Il primo si proclamava sommo sacerdote del Signore (e in qualche occasione sosteneva anche di essere l’erede legittimo al trono di Francia). Robins, invece, affermava di essere la reincarnazione di Adamo, e, talvolta, di essere Dio stesso. Serpenti e draghi si mostravano a un suo cenno. Poteva colloquiare con il proprio angelo custode, e con quelli di tutti i suoi seguaci. Insieme, si erano prefissi il compito di condurre tutti i loro fedeli sul Monte degli Ulivi attraverso il Mar Rosso, nutrendoli di pane secco e di verdure crude: di lì, dopo tre anni di penitenze, sarebbe apparso Cristo e avrebbe condotto tutti direttamente in Paradiso.

Molte migliaia erano i seguaci di Tawny e Robins, e molti si stavano già preparando alla partenza per la Terrasanta. I due uomini fecero una grande impressione su Muggleton e su suo cugino Reeve, uomo di temperamento ardente, di fede incrollabile e di inflessibile santità. Entrambi caddero in preda a una strana esaltazione: udivano voci misteriose di santi e di angeli. Un giorno, Reeve si rese conto di essere, unitamente a Muggleton, uno di quei testimoni eletti dal Signore, la cui apparizione era profetizzata dal libro della Rivelazione (capitolo undicesimo, terzo paragrafo). Muggleton si dichiarò subito dello stesso avviso.

Quanto a Tawny e Robbins, i due decisero che erano diabolici impostori, che dovevano essere immediatamente smascherati, e condannati alla eterna dannazione. Trovarono dapprima Robbins; Reeve lo maledisse, proclamandolo dannato davanti a tutti i suoi fedeli. L’effetto fu immediato: Robbins cadde riverso al suolo svenuto; quando rinvenne, implorò inutilmente di essere perdonato. Poi fuggì e nessuno più lo rivide. Analoga fu la sorte di Tawny. Reeve lasciò nella sua stanza un pezzo di carta, con la scritta ‘Noi ti bolliamo con una sentenza di eterna dannazione’. Il disgraziato, non appena letto il verdetto, si trasferì in Olanda con una barca, e non si sentì più parlare neppure di lui.

Il successo della nuova religione era assicurato; purtroppo Reeve non visse tanto da poterne gioire: il suo spirito ardente si logorò in pochi mesi di attività. Muggleton dovette così procedere da solo. Forte e tenace, raggiunse l’età di ottantotto anni, e continuò a guadagnarsi da vivere come sarto, rivelando intanto la volontà finale del Signore. Predicava e scriveva con inesauribile facilità, e mai cessò di proclamare al mondo e ai suoi fedeli con sermoni, lettere, libri, opuscoli, la Verità divina e assoluta.

Spesso tra i seguaci di Muggleton c’erano scismi, ma gli eretici erano invariabilmente condannati alla maledizione eterna e annientati: di loro, in pochi giorni non rimaneva più traccia. Muggleton inoltre aveva un sistema infallibile per riconoscere immediatamente coloro che dubitavano della sua parola: li poneva vicino a una statua della Madonna che conservava nel suo appartamento, e che gli era stata consegnata direttamente dall’Arcangelo Gabriele. Questa, di fronte agli scismatici o ai semplici dubbiosi, cominciava a piangere e a sanguinare. Su costoro si abbatteva immediata la condanna. Oggi, si sa, le statue piangono con frequenza, sono trucchi noti, facili da fare e da scoprire, ma allora molti consideravano questo fenomeno un miracolo e cadevano in estasi.

Muggleton sopportò con stoicismo anche angherie, persecuzioni e torture dalle autorità: queste, seppur tolleranti, non vedevano di buon occhio la sua popolarità e il ferreo regime cui assoggettava i credenti e, a un certo punto, con un pretesto, lo condannarono anche a qualche anno di prigione. Quando, già assai vecchio, fu liberato, Muggleton impiegò gli ultimi anni della sua vita a scrivere la propria autobiografia; poi si spense in pace.

Le sue dottrine non morirono con lui. La fede dei muggletoniani è rimasta inalterata, di generazione in generazione, da quei giorni sino ad oggi. I pochi eletti (sono oggi circa duecentocinquanta) si riuniscono ancora nel luogo in cui il Fondatore fu messo al mondo, per celebrare le due festività del culto: la Grande Festa, cioè l’anniversario della Rivelazione a Reeve, e la Piccola Festa, e cioè il rilascio di Muggleton dalla prigione.

Sarebbe davvero triste se un giorno non ci fossero più muggletoniani. D’altronde, con il passare degli anni, gli aderenti al muggletonismo sono divenuti più miti e quasi inoffensivi, e si astengono dal pronunziare condanne alla dannazione eterna.

La tremenda condanna fu pronunziata, per l’ultima volta, verso la metà del diciannovesimo secolo, contro un eretico swedenborghiano: anche in quel caso, il destinatario scomparve dopo pochi giorni.

LITTON STRACHEY, Portraits in miniature, Penguin, Londra 1934. La traduzione italiana è di Longanesi, Milano 1950.

Tre poesie di Pietro Bigonari

Cuore eterno

Gli spazi delle strade fermentano come fiori
pallidi stretti al petto;
dalle inferriate degli anni
cadranno ancora luci e ombre
su questa sazietà.
Allora, tu fedele e infedele, saprai
che la prima parola non conta più
dell’ultima, saprai che tu non vincerai;
e intanto la clessidra riempirà
lentamente il cono d’ombra
seguitando impassibile a svuotarsi,
sapendo di potersi riempire di nuovo
all’improvviso, se capovolta.

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Il cielo sogna il mare

Il mare sogna il cielo
il cielo sogna il mare
è un sogno che li unisce
non li svegliare.

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Assente dal passato

Porte di spazio perduto
luce di tempo che non tiene
fantasmi per il tristemente muto
ricordo che non viene.
Ma da un cielo di memoria è scesa una lacrima
un attimo è mancato, e passando da quello
sei entrato
trionfatore assente dal passato.
O assente per sempre? Dal futuro
i fiori sono morti, ormai è seccato
nei vitrei boccali il brindisi,
i battimani non ti hanno ridestato.

PIERO BIGONGIARI, Tutte le poesie, vol.I, ed. Le lettere – Firenze, 1994.

Genocidi: Truganini e appendice a Truganini

Truganini

Nell’aprile del 1828 il Governatore inglese Arthur ordinò a tutti i Tasmaniani di abbandonare la parte dell’isola già occupata dagli Europei. I Tasmaniani si difesero, e allora iniziarono le rappresaglie. Il Governatore istituì delle pattuglie formate da coloni guidati da agenti di polizia che avevano il compito di dare la caccia ai Tasmaniani e di ucciderli. Contemporaneamente fu messa una taglia di cinque sterline per ogni Tasmaniano adulto, e di due sterline per ogni bambino.

Fu anche costituita una Commissione, presieduta dall’arcidiacono anglicano di Australia, William Broughton, per trovare una soluzione finale del problema dei Tasmaniani; la Commissione, dopo aver esaminato le ipotesi di avvelenarli, prenderli con trappole o cacciarli con i cani, optò per mantenere il sistema delle pattuglie e delle taglie in quanto offriva uno svago remunerato per la popolazione.

Nel 1830 fu assunto un missionario cristiano, George Augustus Robinson, per raccogliere tutti i Tasmaniani residui e deportarli a Flinders Island, un’isola vicino alle coste della Tasmania, assai ventosa e con pochissima acqua. A Robinson furono pagate 300 sterline di anticipo, e ne furono promesse altre 700 a lavoro concluso.

Affrontando gravi pericoli e enormi difficoltà, Robinson riuscì nel compito affidatogli. Molti Tasmaniani, naturalmente, morirono nelle marce di trasferimento, ma circa 200 arrivarono: erano gli ultimi. Robinson decise di iniziare a questo punto la sua opera civilizzatrice e di convertirli al cristianesimo. I bambini furono separati dai genitori, gli uomini dalle donne. Il programma giornaliero dei Tasmaniani prevedeva la lettura della Bibbia e il canto di inni sacri tre volte al giorno. Chi si rifiutava o non partecipava con il dovuto fervore era sottoposto a dure pene corporali, e privato di cibo e di acqua.

Nel 1861 l’opera di conversione poteva dirsi conclusa con successo: i tre Tasmaniani superstiti, due donne e un uomo, erano tutti fervidamente cristiani. Nel 1869, quando morì l’ultimo Tasmaniano maschio, due gruppi di medici in concorrenza tra di loro, l’uno diretto dal dottor George Stokell della Royal Society of Tasmania e l’altro dal dottor W.L. Crowther del Royal College of Surgeons, riesumarono e riseppellirono varie volte il suo corpo, al fine di verificare se i Tasmaniani fossero l’anello mancante dell’evoluzione dalle scimmie antropomorfe all’uomo. Per le necessarie sperimentazioni, tagliarono numerose parti del cadavere: in particolare, dapprima il dottor Crowther tagliò al cadavere la testa, poi il dottor Stokell amputò le mani e i piedi, poi fu di nuovo il turno del dottor Crowther, che asportò le orecchie e il naso, infine il dottor Stoker, recuperando ciò che avanzava, asportò la pelle e fece una borsa per il tabacco. Analoga sorte toccò a una delle due donne, non appena morta.

L’altra, chiamata Truganini, terrorizzata alla vista di quelle ripetute mutilazioni, chiese di essere gettata in mare, dopo la sua morte. Le fu promesso. Ma, alla sua morte, nel 1876, venne seppellita. Pochi anni dopo il cadavere fu disseppellito e lo scheletro fu esposto al pubblico nel Museo Tasmaniano di Hobart, dove rimase fino al 1947, allorché, a fronte di alcune proteste da parte dell’opinione pubblica, il Museo trasferì lo scheletro in una stanza riservata, visibile solo a richiesta.
Infine, nel centenario della morte, il Governo australiano stabilì che lo scheletro di

Truganini fosse cremato, nonostante l’opposizione del Museo. Le sue ceneri furono finalmente disperse in mare.

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Appendice a Truganini

1) Il genocidio è un concetto qualitativo o quantitativo?
Se è un concetto quantitativo: quanti individui è necessario uccidere perché si possa parlare di genocidio, anziché di semplice strage?
Se è un concetto qualitativo: i nazisti sono meno responsabili di genocidio degli Inglesi che hanno estinto i Tasmaniani?

2) Il genocidio presuppone un dolo specifico, cioè la volontà di eliminare una intera popolazione, oppure è sufficiente compiere atti idonei a realizzare l’obiettivo?
Per esempio, gli ignoti coloni americani che nel 1763 hanno ucciso gli ultimi venti indiani Susquehanna maschi sono responsabili di genocidio?

3) Il genocidio deve essere posto in essere direttamente da un Governo per mezzo di propri apparati militari o civili, oppure può anche essere posto in essere da privati, di propria iniziativa?
Per esempio, i coloni spagnoli, portoghesi, inglesi che uccidevano nei secoli scorsi gli abitanti dei territori da colonizzare per difendersi o per impadronirsi di aree coltivabili commettevano genocidi?

4) Perché ci sia genocidio, è necessario uccidere?
Per esempio, è responsabile di genocidio il primo presidente degli Stati Uniti George Washington, il quale consigliava di seguire con gli indiani la seguente politica: ‘Il nostro obiettivo deve essere la totale distruzione e devastazione dei loro insediamenti. Sarà inoltre essenziale distruggere i campi, in modo che non possano più coltivare la terra e procurarsi approvvigionamenti’?

5) Il genocidio deve essere giustificato solo da motivazioni razziali, etniche, religiose, nazionali o politiche, o valgono anche le ragioni economiche?
Secondo il rappresentante del Brasile all’ONU gli indios amazzonici sono stati sterminati non per ragioni razziali o ideologiche, ma solo perché i coloni volevano impossessarsi delle loro terre, e questo fa cadere l’accusa di genocidio.

JARED DIAMOND, The Rise and Fall of the Third Chimpanzee, Radius Random Century Group Ltd, 1991. La traduzione italiana è pubblicata da Bollati Boringhieri, Torino 1994

Cinque poesie di Nazim Hikmet

I

Il mio secolo non mi fa paura,
il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà
il mio secolo coraggioso e eroico.
Non dirò mai che sono vissuto troppo presto
o troppo tardi.
Sono fiero di essere qui, con voi.
Amo il mio secolo che muore e rinasce
un secolo i cui ultimi giorni saranno belli:
il mio secolo splenderà un giorno
come i tuoi occhi.

II

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.

III

Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra
dei miei tradimenti
le mie parole erano incendi
le mie parole erano pozzi profondi
le mie parole erano stanchezza, noia serale,
un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
il peso dei miei passi
che si allontanano esitando
quel peso sarà quello più grave.

IV

Il più bello dei mari
è quello che non abbiamo ancora navigatoI più belli dei nostri giorni
sono quelli non ancora vissuti.
Ciò che di più bello voglio dire
non lo ho ancora pensato.

V

Ho dormito dovunque,
in alberghi di lusso, per la strada e in prigione,
ho sofferto la fame e ho fatto la sciopero della fame
non c’è cibo che non abbia assaggiato
non c’è dolore che non abbia provato
non c’è gioia che non abbia vissuto
ho amato molte donne
sono stato innamorato delle donne che ho amato
tutte pensano che le abbia ingannate
non ho tradito gli amici
ho mangiato e ho bevuto,
ho sempre guadagnato il mio pane
mi sono spesso vergognato per gli altri
spesso ho mentito per non far male agli altri
ma ho anche mentito per non far male a me
e ho anche mentito senza motivo
non sarò primo ministro o deputato
ma non mi interessa
non ho fatto nessuna guerra
non ho difeso nessuna patria
non mi è mai successo di stare dalla parte dei vincitori
e non ne avrei avuto nessuna voglia
in una parola
anche se oggi
sono sul punto di morire per lo sconforto
sono vissuto con dignità.

NAZIM HIKMET, Poesie d’amore, Mondadori, Milano. La traduzione dal turco è di Joyce Lussu.

Crediti

Questo settimo volume dei Testi Infedeli è stato stampato in 300 esemplari fuori commercio nel maggio del 1995, come sempre da Rolando Motta, nella tipografia Bianca & Volta di Trucazzano.