N. 29 inverno 2005

LA COPERTINA

Albert Einstein è morto cinquanta anni fa. Cento
anni fa enunciava la teoria della relatività ristretta.
Nel 2000 è stato nominato dalla rivista Time
“uomo del secolo”. Gli archivi di Einstein possono
essere consultati nel sito www.alberteinstein.info/.
Il suo volto è scolpito anche sulla parete della
Riverside Church, la principale chiesa presbiteriana
di New York, insieme a quello di altri tredici
scienziati di ogni tempo. L’iniziativa è stata di
Harry Emerson Fosdick, il più celebre pastore di
quella chiesa, oppositore del fondamentalismo religioso,
del razzismo e delle ingiustizie sociali.
Davanti alla raffigurazione di Einstein hanno parlato
Martin Luther King contro la guerra del
Vietnam, Nelson Mandela contro l’apartheid e, nel
1999, Fidel Castro.
Il disegno in copertina è in gesso e acquerello.

L’INDICE

Dopo un breve promemoria tratto da uno scritto di
Einstein del 1933, ma sempre attuale, troverete:
le poesie di una poetessa cilena e di una poetessa
polacca insignita del Premio Nobel nel 1996 e, per
chiudere, una poesia di Henry Michaux;
alcuni scritti su temi tradizionali dei Testi Infedeli:
le apparizioni della Madonna in questi ultimi
tempi e i complessi problemi che esse pongono;
il ritratto di un profeta incontrato in Terrasanta;
la triste storia di Giorgio Siculo, il cui finale è
stato reso possibile dalla recente scoperta di un
documento rimasto in precedenza ignoto;
inoltre, due brani sulla globalizzazione di un
autore non più apprezzato come un tempo;
infine, la descrizione di un paradiso perduto per
effetto di una piccola riforma legislativa.

A lato, disegno di Stefano Nespor.

PROMEMORIA

È in tempi di disagio come quelli in cui oggi viviamo che si vede l’intensità delle energie morali che sono presenti in un popolo.
Speriamo che lo storico futuro che emetterà il suo giudizio quando l’Europa sarà politicamente e economicamente libera e unita possa dire che in questi giorni l’onore di questo continente è stato salvato da coloro che con grandi sacrifici resistettero alle tentazioni dell’odio e dell’oppressione e che gli
europei difesero con successo quelle libertà che ci hanno permesso l’avanzamento del sapere, delle arti e della scienza. ?

Da ALBERT EINSTEIN, da uno scritto del 1933, in Pensieri degli anni difficili, Boringhieri 1950, pg 15.

TRE POESIE DI MARIA EUGENIA BRAVO CALDERARA

Immagini

Quando ci stavamo abituando
A vederci nello specchio
A scoprire chi eravamo e da dove venivamo
I militari fecero il loro colpo di stato.
Devastarono, arrestarono, uccisero
E la cosa peggiore
è che non solo ci portarono via lo specchio
Ma lo ruppero in mille pezzi.

Non c’è amore

Non c’è amore il cui nome
non sia scritto sulla sabbia.
Come bambini costruiamo
Piccoli altari sulla riva del mare
Per ciascun amore.
Sulla riva del mare,
Voci chiamano di notte.
Sono voci udite
Solo dagli innamorati.
Ma, di notte,
il mare lunare mette in funzione i suoi segreti,
perpetui meccanismi di onde e di acqua,
e le sue macchine misteriose
cancellano i segni, le impronte, le tracce
lasciate dagli amanti sulla spiaggia.
All’alba,
la spiaggia si sveglia per un nuovo giorno
è pulita e pura,
pronta per nuove geografie

Esili e sconfitte

No, non è andata così male a Chena,
con gli aspri interrogatori
davanti a improvvisati tribunali di guerra.
Non mi hanno sconfitto
Né il fucile che mi ha colpito sulla spalla,
né le minacce di esecuzione,
né le torture
né l’inferno dello stadio
né le grida di terrore tutt’intorno.
Non mi hanno sconfitto neppure
le sbarre alla finestra
che ci tagliavano a pezzi dalla vita.
Quel che mi ha sconfitto
Era la strada non mia,
La lingua presa a prestito in corsi raffazzonati,
Mi ha sconfitto la mia solitaria figura
Collocata in longitudini che non mi appartenevano
Greenwich, longitudine zero,
Quel che mi ha sconfitto è stata la pioggia straniera,
Le parole dimenticate,
Gli amici lontani,
l’attesa per lettere che non arrivavano.
Sono stata sconfitta poco a poco
Dall’ostico calendario,
e tra Lunes – Monday e Martes – Tuesday
mi sono trasformata in una straniera.
Ciò che mi ha sconfitta era l’assenza
Della tua dolcezza, mia cara patria.

La prima poesia è stata scritta a Santiago del Cile nel 1990. La seconda e la terza a Londra nel 1997.
L’autrice, docente universitaria a Santiago, è stata imprigionata nel 1973 a seguito del colpo di stato di Pinochet. Liberata, si è trasferita a Londra. Ha pubblicato poesie in riviste e antologie pubblicate in Cile e in Inghilterra. Ha scritto La primera ordenación del universo americano: mito, historia e identidad en el Canto General de Pablo Neruda, Santiago del Chile, 1991. In Italia Katabasis ha pubblicato Preghiera nello stadio nazionale, 1991.

APPARIZIONI

I

Zaro, Montefera, Manduria e Mammaledi. C’è un sottile legame che unisce questi posti sconosciuti: in ciascuno di essi è ufficialmente apparsa negli ultimi anni la Madonna.
La Madonna infatti, non dimentichiamolo, continua ad apparire, con crescente frequenza: le apparizioni furono solo 49 in tutto il mondo nell’800, 261 nei primi 90 anni del Novecento; sono duecento negli ultimi vent’anni solo in Italia: quasi uno al mese.
Questi sono solo i dati ufficiali. È però ovvio che le apparizioni sono ben più numerose. Prima di tutto, ci sono le apparizioni in paesi extracattolici. Che volete che facciano animisti o indù se vedono la Madonna? Non se ne rendono conto, o la confondono con uno dei tantissimi personaggi soprannaturali dei loro confusi olimpi politeisti.
Ma anche in Italia molti si astengono dal denunciare le visioni, per timore, per egoismo, o obbedendo alle richieste della stessa madonna che, apparendo, impone, per ragioni a noi sconosciute, il silenzio.
Infine, ci sono le apparizioni non percepite come tali: vicino ad una fermata del tram, davanti al frigorifero dei surgelati alla Esselunga, comprando il pane, la Madonna è lì, che appare, osserva, lancia segnali: ma la gente non se ne accorge e continua indifferente per la sua strada.
Quest’ultimo punto apre complessi e tuttora irrisolti problemi teologici: il destinatario è un uomo qualunque o un predestinato? Tutti possono vedere la Madonna, o solo chi ha particolari doti per nascita, o chi è stato eletto, o chi si è a lungo preparato (magari cominciando a vedere qualche santo minore, per poi passare ai santi più importanti)?
In definitiva, possiamo essere sicuri che le apparizioni registrate sono solo la punta dell’iceberg.
Per ogni apparizione ufficiale ci sono almeno cento apparizioni effettive, vale a dire apparizioni che non appaiono.
Questo porta il totale delle apparizioni negli ultimi vent’anni nella sola Italia da duecento a ventimila: cento al mese, più di tre al giorno.
Anche la qualità delle apparizioni sta cambiando. A differenza di un tempo, in cui la Madonna preferiva l’apparizione singola, oggi la maggior parte delle apparizioni sono seriali: avvengono a cadenze regolari, in modo da creare una specifica fidelizzazione.
Infatti, pochi ormai si qualificano come devoti di una Madonna qualsiasi: ci sono i devoti della Madonna dell’Eucarestia, o della Madonna della Rivelazione, e così via. L’effetto di fidelizzazione specifica è incrementato anche dalle nuove tecniche di messaggistica.
In ciascuna apparizione seriale, la Madonna parla, racconta, ammonisce, rivela con linguaggio, espressioni e contenuti di volta in volta destinate a particolari target di utenti e a particolari fasce di devoti. L’uso della posta elettronica e dei siti web per la diffusione dei messaggi contribuisce poi a creare un rapporto continuo tra una specifica apparizione e un determinato gruppo di devoti.

II

Se le apparizioni della Madonna sono ben più numerose di quelle ufficialmente registrate, altrettanto numerose sono le false apparizioni. Si tratta di eventi assai pericolosi, in quanto evidentemente di origine demoniaca: il Diavolo infatti ama travestirsi, e si traveste assai spesso proprio da Madonna per ingannare i fedeli.
Ma: come si fa a distinguere una apparizione genuina da una falsa? La risposta è semplice: non si può, anche perché il Diavolo è in gamba, e produce Madonne del tutto simili a quelle vere. Solo i demonologi esperti – e sono pochissimi dotati della professionalità necessaria (diffidate di coloro che si pretendono demonologi ed offrono le loro prestazioni senza esibire appropriate credenziali e garanzie!) – riescono, usando tecniche particolari, a smascherare le false Madonne. Così, coloro che vedono una falsa apparizione, e ne sono testimoni, possono, in piena buona fede, ritenere che sia una apparizione genuina.
Sono state dichiarate certamente false le apparizioni alla signora Silvana a Ostina di Reggello (Firenze) del febbraio del 1995; false anche le apparizioni a Pat Mundorf, a Phoenix, Arizona nel 1995, a Terrence Ross a Brooklyn nel 1996, e, sempre nel 1996, a sorella Natalie (portatrice di stimmate) in Ungheria. Falsa indiscutibilmente anche l’apparizione dell’agosto 2000 a Aslut (Egitto), dove la Madonna è stata vista sopra la Chiesa copta di San Marco.

III

Ed ecco alcuni dati sulle apparizioni cui ho accennato all’inizio. Non ancora dichiarate false, ma non per questo certamente vere.
Nel Santuario di San Lazzaro in Capua la Madonna è apparsa il 25 febbraio 2001 definendosi come la “Vergine della Rivelazione degli ultimi Tempi” e chiedendo la venerazione della propria immagine in cambio di grazie e conversioni. Destinatario dell’apparizione è stato Antonio, che vedeva regolarmente la Madonna di Fatima, senza farne parola ad alcuno. Poi, verso la fine del 2000, assume l’incarico di tenere aperto tutti i giorni il santuario di San Lazzaro. Dopo pochi mesi, il 25 febbraio 2001, sente improvvisamente una voce mentre era intento a preparare l’altare che gli dice: “non temere, sono la Vergine della rivelazione degli ultimi tempi”.
Si volta e vede sulla sinistra del tabernacolo una donna vestita di azzurro con un manto color crema che partendo dai capelli scende fino ai piedi. Aveva sulla testa una corona di dodici stelle ed era circondata da milioni di angioletti. Da allora, Antonio non vede più la Madonna di Fatima, vede solo la Vergine della rivelazione degli ultimi tempi.
A Montefera, vicino al Monte Grappa, la Madonna appare a Paola Albertini dal giugno 1986. Qui vuole essere chiamata “Regina degli Angeli
Custodi”. Dal 1986 le apparizioni sono continue, ma solo dal 1996 Paola le ha rese pubbliche, su invito della stessa Madonna. Da allora il 4 di ogni mese le apparizioni si verificano puntualmente di fronte a una crescente folla di fedeli.
A Manduria, in Puglia, un centro noto per il vino e per l’olio, la Madonna è apparsa per la prima volta alla diciottenne Debora il 20 maggio del 1992, presentandosi come “la Signora”.
Dopo una successione di apparizioni settimanali al sabato, la Signora ha scelto il 23 come giorno dell’apparizione mensile.
Il 24 Luglio 1990 la Madonna appare all’agricoltore Giuseppe Auricchia a Mammaledi (frazione di Avola), collocandosi su un pino del suo giardino.
Giuseppe, impaurito e tremante, cade in ginocchio,ma la voce della Madonna lo invita a rialzarsi. Giuseppe ascolta l’invito della Vergine ad annunciare al mondo la lieta novella. Da quel giorno a Mammaledi la Madonna ritorna sempre puntualmente alla stessa ora (ore 12.00) e nello stesso posto (in cima al pino) ogni ultima domenica del mese (quindi, nei mesi pari, l’apparizione avviene in contemporanea con quella di Ostina).
Il 9 ottobre 1994 la Madonna è apparsa nel bosco di Zaro. Lì le famiglie di Paolo e Luigi e di Immacolata e Marianna, dopo pranzo, andarono a
fare una passeggiata. Dopo aver camminato per qualche tempo, si trovarono di fronte a due rocce alle quali era una piccola radura. Parve loro un posto adatto per recitare un rosario. Ed ecco che la Madonna appare a Paolo e gli dice: “Questo è un luogo benedetto”. La stessa sera, durante un altro rosario in gruppo, la Madonna si rivolge a Luigi e gli dice: “Zaro sarà luogo di pellegrinaggio”. Il 14 ottobre, sempre a Zaro, anche Immacolata vede la Madonna preceduta da una forte luce. Il giorno dopo, nello stesso luogo, durante la abituale recita del rosario di gruppo, la Madonna si presenta a Paolo, Immacolata e Marianna.
Infine, unico caso registrato di apparizione urbana: dal 1971 la Madonna appare a Roma a Marisa Rossi e porta messaggi di Dio per tutta l’umanità. L’apparizione avviene in forma privata. Per svolgere adeguatamente la propria missione, Marisa si fa assistere da Mons.Claudio Gatti, che ha fondato il “Movimento Impegno e Testimonianza – Madre dell’Eucarestia”. Mons. Claudio Gatti ha anche accertato l’origine soprannaturale delle apparizioni a Marisa con proprio decreto del 14 settembre 2000.

SN

Si vedano Marco Tosatti, Le nuove apparizioni. Dove e come appare oggi la Madonna, Mondadori 2002. L’elenco delle apparizioni della Madonna sino al secolo XII è sulla rivista “Jesus” dell’aprile 1989. Per un costante aggiornamento sulle false apparizioni, consiglio due siti: http://www.theotokos.org.uk/pages/unapprov/ e http://mypage.bluewin.ch/cafarus/. Per ricevere i messaggi della Vergine della rivelazione degli ultimi tempi: www.verginedegliultimitempi.com.
Sulle apparizioni della Madonna si veda anche Reincantamento tecnologico in Testi Infedeli, estate 2002.

C’ERA UNA VOLTA LA GLOBALIZZAZIONE?

I

Nell’ambito del sistema capitalistico, ogni uomo s’ingegna di procurare all’altro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo ad un nuovo sacrificio, per ridurlo ad una nuova dipendenza e per spingerlo ad un nuovo modo di godimento e quindi di impegno economico.
Ognuno cerca di creare al di sopra dell’altro un bisogno essenziale per ottenere in questo modo maggiori guadagni, maggiore ricchezza e la soddisfazione dei propri bisogni. Con la massa degli oggetti prodotti cresce quindi la contrapposizione tra esseri umani e la loro estraneità: ogni nuovo prodotto è un nuovo potenziamento del reciproco inganno e delle reciproche spogliazioni. L’uomo diventa sempre più ricco di bisogni e più povero come uomo, ha sempre più bisogno del denaro per impadronirsi del mondo ostile, e la potenza del suo denaro sta in proporzione inversa alla massa della produzione: la sua miseria cresce nella misura in cui aumenta la potenza del denaro. Perciò il bisogno del denaro è il vero bisogno prodotto dall’economia politica, il solo bisogno che essa produce.

II

Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria, tutto ciò che è sacro viene profanato e l’uomo alla fine è costretto a prendere atto delle sue reali condizioni di vita e delle sue relazioni con i suoi simili. Le necessità di un mercato mondiale in costante espansione spingono in ogni parte del
globo manager e imprenditori dei paesi ricchi.
Dovunque si sistemano e stabiliscono relazioni commerciali. Lo sfruttamento del mercato mondiale ha omogeneizzato la produzione e il consumo in ciascun paese.
Tutte le nazioni devono adottare il modo di produzione imposto dai paesi ricchi, se non vogliono scomparire, e devono introdurre al loro interno
quel che viene definito civilizzazione, che altro non è che il modo di vivere dei paesi ricchi. In conclusione, i paesi ricchi stanno creando il mondo a loro immagine e somiglianza.
Da KARL MARX, il primo pezzo è tratto dai Manoscritti filosofico-politici, III, 1844 (si può consultare l’edizione curata da Norberto Bobbio nel 1949, il secondo brano dal Manifesto del Partito Comunista, traduzione italiana Einaudi 1957.

UN PROFETA IN TERRASANTA

La Terra Santa esercita una prepotente attrazione sugli eccentrici, i profeti, i monomaniaci e i riformatori; vi sono probabilmente più esaltati nei due chilometri e mezzo di Gerusalemme che in qualsiasi altra città. Uno mi impressionò assai. Viveva in una delle settanta cripte funerarie conosciute con nome di Tombe dei Giudici, alla periferia della città, dove comincia il deserto. Avevo letto un articolo su di lui su un giornale locale: diceva che era venerato dagli ebrei orientali del quartiere bokhariano, i quali ogni sabato si radunavano intorno al suo antro e credevano che fosse il Messia. Così, un pomeriggio del dicembre del 1927, mi diressi alle Tombe dei Giudici. Un ragazzino bokhari che mi faceva da guida mi additò la cripta in cui viveva il Messia e scappò. Scesi nel sotterraneo fino a una piccola umida cella infestata dall’odor di sporcizia: lì trovai il profeta. Era piccolo di statura, aveva capelli neri arruffati che gli ricadevano in riccioli sulle spalle, il viso esangue e occhi dolci. Era sotto i trent’anni e parlava con voce gradevole.
Mi disse che qualcuno lo credeva matto, ma molti avevano fede in lui; che aveva fatto il medico in Ucraina, e più tardi aveva vissuto da eremita nel deserto del Sinai e infine sul Monte Nebo, proprio dove morì Mosé. “Lì stavo davvero in pace. Solo i beduini mi disturbavano. Un giorno, dovetti ucciderne tre”. Mi raccontò con lo stesso tono convincente che all’età di quattro anni aveva previsto tutto ciò che si sarebbe poi verificato.
Mi disse che l’anno seguente ci sarebbe stato il Giudizio Universale e che Dio era donna dalla testa alla cintura e uomo dalla cintura in giù. Su ogni nove persone, sette sarebbero morte. “Ma lei”, spiegò, guardandomi fissamente “lei sarà tra i due che resteranno”. Fumando una sigaretta, mi disse che stava lavorando a un libro che avrebbe decifrato tutti i segreti dell’universo racchiusi nelle velate allusioni della Bibbia. Poi, improvvisamente, si mise a cantare uno di quei salmi della chiesa orientale ebraica che strappano il cuore con la loro straziante lamentosità. Quando ebbe finito, disse: “so che lei vuole delle prove che io sono il Messia. Eccone una. Pensi al terremoto dell’altr’anno: quattrocento vittime. Lo ho fatto io. Fu una cosa da nulla. Ho fatto così” e raccolse due pietre lanciandole l’una contro l’altra. “È convinto ora?”. Dissi di sì e promisi che sarei tornato. Non tornai più.
Nel gennaio del 1951, a quasi venticinque anni da quegli avvenimenti, ricevetti una lettera scritta su carta di lusso: era lui. Diceva di aver letto il mio ultimo libro, ricordava con piacere l’articolo da me pubblicato sulla Neue Freie Presse a seguito della visita alla sua tomba, e mi comunicava di aver concluso il libro sui misteri dell’Universo: avrei potuto riceverlo a prezzo di favore, versando cinque dollari con l’accluso modulo.
Mi invitò ad unirmi ai seguaci del culto da lui fondato, che si riunivano nella chiesa di St.Lenardo Valley, in California.

Da ARTHUR KOESTLER, Freccia nell’azzurro. Autobiografia 1905-1931.
Koestler nasce a Budapest nel 1905, ultimo erede di una famiglia sorta due generazioni prima, con il nonno Leopold X, fuggito dalla Russia durante la guerra di Crimea. Il nonno non rivelò mai il suo nome, e prese il nome di Koestler (solo “perché gli ungheresi non riuscivano a pronunciarlo”). Arthur Koestler studia a Vienna, partecipa al movimento sionista, si trasferisce in Palestina dove lavora come corrispondente per il Medio Oriente di una casa editrice tedesca. Nel 1929 ritorna in Europa, prima a Parigi, poi a Berlino. Aderisce al Partito comunista, visita l’Unione sovietica, partecipa alla guerra di Spagna, è condannato a morte dai franchisti (il libro Dialogo con la morte racconta l’esperienza spagnola). Nel 1938 lascia il Partito comunista. Allo scoppio della guerra riesce a riparare in Inghilterra, dove si arruola nell’esercito. Nel dopoguerra si impegna attivamente in campagne contro il comunismo sovietico – scrive anche il bestseller Buio a mezzogiorno sulle purghe staliniane – e per i diritti civili. Si uccide a Londra con la moglie nel 1983.
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POESIE DI WISLAWA SZYMBORSKA

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
Di essere stati uniti
da un improvviso colpo di fulmine.
E’ bella questa certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incontrarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano
una volta un fuggevole faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Sarebbero stupiti dall’apprendere
che già da molto tempo
il caso stava giocando con loro.

Non era ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro da caso in destino,
così li avvicinava, li allontanava,
e, facendoli incontrare,
soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
indecifrabili, ma non importa.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
dalla spalla dell’uno su quella dell’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse come la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Ogni inizio
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Riso

La ragazzina che ero –
la conosco, ovviamente.
Ho qualche fotografia
della sua breve vita.
Provo un´allegra pietà
per un paio di poesiole.
rammento solo una storiella:
l´amore infantile
di quella bruttina.

Racconto
com´era innamorata di uno studente,
cioè voleva
che lui la guardasse.

Racconto
come gli corse incontro
con una benda sulla testa sana
perché almeno, ah, le chiedesse
cos´era successo.

Buffa piccina.
Come poteva sapere
che anche la disperazione dà benefici
se si ha la fortuna
di vivere più a lungo.

Le pagherei un dolcetto.
Le pagherei il cinema.
Vattene, non ho tempo.

Eppure vedi
che la luce è spenta.
Certo capisci
che la porta è chiusa.
Non scuotere la maniglia
quello che ha riso,
quello che mi ha abbracciato,
non è il tuo studente.

Faresti meglio a tornare
da dove sei venuta.
Non ti devo nulla,
donna qualunque,
che sa solo
quando
tradire un segreto altrui.

Non guardarci così
con quei tuoi occhi
troppo aperti,
come gli occhi dei morti.

Vietnam

Donna, come ti chiami?
Non so.
Quanti anni hai? Da dove vieni?
Non so.
Perché hai scavato questo rifugio?
Non so.
Per quanto tempo sei rimasta nascosta?
Non so.
Perché mi hai dato un morso?
Non so.
Non sai che noi non ti vogliamo fare male?
Non so.
Da che parte stai?
Non so.
Siamo in guerra, devi scegliere?
Non so.
Quelli sono i tuoi figli?
Sì.

Niente accade due volte

Niente può accadere due volte.
La triste conseguenza è che
Arriviamo qui senza nessuna preparazione
E ce ne andiamo
senza possibilità di fare esperienza.

Anche se nessuno è stupido,
e perfino quelli più intelligenti
non possono ripetere la classe:
le lezioni si possono seguire una volta soltanto.

Nessun giorno sarà uguale a quello di ieri
Non ci sono due notti che insegnano la felicità
Proprio allo stesso modo
E con gli stessi baci.

La prima poesia è in La fine e l’inizio, 1998, la seconda in Taccuino d’amore 2002, entrambi pubblicate da Scheiwiller. Le ultime due sono tradotte dall’inglese e pubblicate in Poems new and collected, 1957 – 1997, traduzione di Stanislav. Baranczak and Clare Cavanagh, Harvest Book, New York, London, 1998. Un’altra raccolta di poesie in inglese è Miracle Fair, Selected Poems of Wislawa Szymborska, W.W. Norton & Company, New York 2001. Con la traduzione di Joanna Trzeciak e la prefazione di Czeslaw Milosz. Wislawa Szymborska è nata a Kórnik, in Polonia nel 1923. Nel 1993 riceve in Germania il premio Goethe, nel 1995 in Austria il premio Herder, nel 1996 del Nobel per la letteratura “per aver saputo rappresentare vivamente la realtà polacca in tutta la sua complessità”. Ha pubblicato raccolte di poesie e di recensioni, traduzioni dal francese e un libro che raccoglie le risposte e i consigli agli aspiranti scrittori che inviano i loro manoscritti: Posta letteraria ossia come diventare (o non diventare) scrittore, edito in Italia da Scheiwiller. Altre poesie sono state pubblicate nei Testi Infedeli, Inverno 1998.

UNA VITA PER UN LIBRO

Ore 10.30, 30 marzo del 1551, lunedì dopo la Pasqua. Tutto è predisposto alla perfezione. La chiesa di San Domenico a Ferrara, sede del
Tribunale dell’Inquisizione, è allestita con ogni cura e in pompa magna; sono presenti il duca di Ferrara, il futuro Commissario generale dell’Inquisizione romana (poi papa Pio V) Michele Ghislieri di Bosco Marengo vicino a Alessandria, in rappresentanza del pontefice; un gruppo di cardinali che forma una ondeggiante macchia rosso sangue, scrutata dalla folla, arrivata da ogni parte dell’Italia centrale, con terrore e reverenza; poi i maggiori dirigenti dell’ordine dei benedettini giunti appositamente da Cassino.
L’Inquisitore del Tribunale inquisitoriale di Ferrara si alza e legge la lunga lista dei capi d’accusa.
L’eretico, tratto in arresto nel settembre dell’anno precedente, è sul palco: porta visibili i segni delle torture subite, è vestito con un saio bianco, ed è pronto – secondo i meticolosi accordi intervenuti in precedenza a prendere la parola per abiurare solennemente, dichiararsi pentito dei suoi gravissimi errori ed implorare umilmente il perdono di Santa Madre Chiesa. Secondo gli accordi, avrebbe ricevuto una condanna a soli tre anni di carcere, salvandosi dal rogo.
L’Inquisitore finisce e si siede, soddisfatto della sua arringa: uno dei casi più difficili di eresia sta per chiudersi con un successo della Chiesa.
Molto teso resta invece il volto del Commissario generale Michele Ghislieri. Dopo un lungo silenzio l’eretico prende la parola: dichiara con voce ferma di non aver intenzione di abiurare o di pentirsi. Poi, nello sgomento degli astanti, scende lentamente dal palco e, sorreggendosi alle guardie, fa ritorno nella sua cella. L’affronto è imperdonabile, l’eretico ne è ben conscio: poche settimane dopo, il 23 maggio, alle tre di notte, viene strangolato in carcere e il corpo viene gettato nel Po. Questa inusuale scelta di segretezza – invece dell’abituale rogo nella pubblica piazza – intendeva evitare una nuova protesta popolare, dopo quella verificatasi, pochi mesi prima, per l’esecuzione dell’eretico faentino Fanino Fanini, prima impiccato, poi bruciato pubblicamente per aver rifiutato ogni abiura. L’eretico protagonista di questa vicenda era all’epoca un personaggio assai noto, non solo in Italia, anche se oggi completamente dimenticato. Il suo nome era Giorgio Riolo, più noto come Giorgio Siculo (era nato vicino a Catania). Era un monaco benedettino della congregazione cassinese, amato e considerato come un profeta dai suoi
seguaci che si definivano georgiani: tra i più importanti Luciano degli Ottoni, abate di Pomposa, processato per eresia nel 1552, e morto in circostanze non chiarite prima della fine del processo, sicuramente destinato a concludersi con la sua condanna al rogo; il medico Francesco Severi, decapitato e poi bruciato – prima la testa e poi il busto – sempre a Ferrara nel 1570; poi, molti altri, tutti vittime dell’Inquisizione, torturati, bruciati o condannati a lunghe pene detentive.
Era invece considerato da molti altri un empio criminale dedito ad organizzare segretamente gli adoratori del Demonio per l’attacco finale alla chiesa di Dio. Giorgio Siculo era riuscito nella singolare impresa di essere odiato e ricercato da tutte le chiese in attività, la chiesa cattolica e le altre chiese protestanti che in quell’epoca si stavano sanguinosamente spartendo l’enorme torta della religiosità europea.
Era odiato perché nei suoi scritti attaccava indifferentemente ogni potere religioso costituito. Ma anche perché era divenuto il raffinato e pericolosissimo teorico della simulazione e del diritto per ciascun libero pensatore di difendersi fingendo di aderire al potere religioso del luogo: Giorgio Siculo ricordava a tutti i suoi seguaci e a tutti i liberi pensatori che si può vivere sottraendosi alle persecuzioni della Chiesa di Roma, delle Chiese protestanti e di ogni altro potere religioso mentendo, perché Dio è misericordioso e sa che può essere necessario simulare aspettando la sua venuta.
Giorgio Siculo raccontava che Gesù gli era apparso molte volte di persona e lo aveva incaricato di dedicare la sua vita a diffondere una semplicissima verità: l’unica cosa che garantiva la salvezza eterna era la fede in Dio, l’uso della ragione, il rispetto della dignità della natura umana. Tutto il resto, messe, indulgenze e sacramenti, erano fandonie. Il culto della madonna e la venerazione dei santi erano rigurgiti di politeismo. Andava respinta l’autorità papale, andavano attaccate e distrutte tutte le gerarchie ecclesiastiche.
Eppure, a differenza di Fanini e di molti altri eretici affascinati dalle nuove idee protestanti, Giorgio Siculo non diventerà un martire per nessuno
e nessuno protesterà per il suo assassinio: bollato come martire del diavolo, scompare dalla storia e viene dimenticato insieme ai suoi fedeli e
alle sue opere, metodicamente ricercate e bruciate dall’Inquisizione.
Nessuna copia è stata a tutt’oggi rinvenuta della sua opera più importante, quella dove Giorgio Siculo aveva immesso, poco prima di essere incarcerato, la rielaborazione finale del suo pensiero e tutti i messaggi ricevuti da Gesù. Aveva come titolo “Delle verità christiana et dottrina appostolica rivellata dal nostro signor Giesu Christo al servo suo Georgico Siculo della terra di santo Pietro”, ma era noto a tutti i suoi seguaci come Libro grande. L’operazione di rastrellamento delle copie dovette essere così capillare, la macchina della confisca così meticolosa e efficiente che nessun esemplare del Libro Grande sembra essere sopravvissuto. Ma perché Giorgio Siculo, violando i suoi stessi insegnamenti, cambia idea poche ore prima del programmato pentimento e per la prima volta abbandona ogni finzione?
È una domanda che molti si sono posti e che mai avrebbe potuto ricevere risposta se un giovane biografo polacco di Pio V non fosse stato autorizzato a consultare il suo lascito. Così, sfogliando un piccolo libro di preghiere appartenuto al Papa e riposto in un faldone, si trovò tra le mani un foglio piegato in quattro e fittamente manoscritto.
La grafia era indubbiamente quella del Papa. Ecco, in base a quanto il foglio riferisce, ciò che è accaduto il 29 marzo 1551, giorno di Pasqua.
È la notte prima della cerimonia di abiura. Un uomo incappucciato, accompagnato da un soldato di guardia, entra nella cella di Giorgio Siculo
che, ancora sveglio, a lume di candela sta rileggendo il testo della sua abiura.
– Monaco, come potremo noi essere sicuri che anche la tua abiura non sia una simulazione?
– La mia abiura viene dal profondo del mio cuore, risponde Giorgio Siculo, ma non posso offrire altre garanzie che la mia parola.
– La parola di un eretico simulatore professionale non vale nulla. Ma non sono qui per questo. Guarda: sai che cosa è questo?
– Certo, risponde Giorgio Siculo, è una copia a stampa del mio libro, il Libro Grande. Vedo che ne rimangono ancora delle copie.
– Non è esatto. Rimane questa sola copia. Tutte le altre, quelle a stampa e quelle manoscritte, sono state trovate e distrutte. Solo una manca, probabilmente portata in terre straniere da uno dei tuoi seguaci. Ma troveremo presto anche quella.
– Non posso certo oppormi a chi ha scelto non la discussione e il confronto, ma la prevaricazione e la forza. Purtroppo, non solo libri ardono in questa nostra triste epoca. Ma, qual è la ragione di questa visita da me non richiesta?
– Eccola. Ti offro la vita del tuo libro in cambio della tua. Se domani non ci sarà l’abiura, ti garantisco di conservare questo libro, quest’ultima
copia, in un posto sicuro: potrà essere trovato e letto un giorno, quando l’eresia sarà stata definitivamente debellata ed ogni eretico eliminato.
Se invece abiurerai, quest’ultima copia del Libro Grande sarà bruciata, e certamente tu non potrai scrivere ancora senza essere immediatamente giustiziato. Con la tua morte, scomparirà tutto ciò che hai voluto comunicare al mondo.
Giorgio Siculo rimase in silenzio ad osservare il misterioso uomo incappucciato.
– Se non abiuro, che sarà di me?
– Non sarai bruciato. Dopo il rifiuto di abiurare, sarai ricondotto nella tua cella e sarai giustiziato senza farti soffrire, anche se non lo meriti: meriteresti solo il rogo.
– Come posso fidarmi di te ed essere certo che conserverai il libro?
– Hai la mia parola. Lo giuro sulla santa Croce. Il libro sarà conservato nelle carte del tuo processo, che saranno sottoposte a totale segreto e a divieto di consultazione. Sarà possibile consultarle solo quando l’eresia sarà scomparsa e tutti gli eretici sterminati: fra molto tempo, il tuo Libro, il Libro Grande, potrà essere letto
– Avrai la mia risposta domattina, disse il monaco dopo un lungo silenzio, ora lasciami solo.
Michele Ghislieri, l’incappucciato, si girò senza rispondere e lasciò la cella. Giorgio Riolo scelse di far vivere il suo libro, rinunciando alla propria vita. Pio V naturalmente non mantenne la parola data e diede alle fiamme la copia del libro in suo possesso (chiedendo perdono a Dio per il giuramento mendace, ma a fin di bene). Così scomparve la copia del Libro Grande per la quale Giorgio Riolo ha sacrificato la sua vita.
Nessuno ha mai trovato la copia che venne portata all’estero – probabilmente in Spagna.

SN

Su Giorgio Siculo si veda Adriano Prosperi, Storia di Giorgio Siculo e della sua setta, Feltrinelli 2001. Si veda anche Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, Sansoni Firenze 1939, riedito da Einaudi nel 1992 a cura di Prosperi Su Michele Ghislieri (1504-1572) si vedano www.cronologia.it/biogra2/piov.htm e Autori Vari, Pio V nella società e nella politica del suo tempo, Il Mulino 2005.
Fu prima Commissario generale dell’Inquisizione romana, poi Papa Pio V. Fanatico cacciatore di eretici e presunti tali, si autodefiniva “dedito alla fede fino all’olocausto“; ha fondato la Congregazione dell’Indice, ha vietato il carnevale, ha espulso gli ebrei dallo stato pontificio (salvo Roma e Ancona) distruggendo tutti i loro beni. Fu dichiarato santo nel 1712.

PARADISI PERDUTI

Catanzaro è stato un vero e proprio paradiso per chi voleva diventare avvocato. Nelle sedi del Nord Italia, gli esami erano severi: generalmente erano ammessi all’orale dopo le tre prove scritte il 25% dei candidati. A Catanzaro, quasi tutti.
Si era così sviluppato un rigoglioso turismo concorsuale, che portava giovamento all’economia cittadina e prosperità agli abitanti.
C’erano studi legali che, per modici compensi, accettavano frotte di giovanotti provenienti da ogni luogo d’Italia desiderosi di fare lì il praticantato di due anni (senza farsi mai vedere se non, ovviamente, nei giorni degli esami). Si potevano agevolmente ottenere fasulle residenze (requisito necessario per partecipare all’esame). I cancellieri firmavano le presenze (obbligatorie) senza troppi controlli.
Gli alberghi e villaggi sulla costa offrivano la formula «tutto compreso» (vitto, alloggio e pulmino per andare e tornare dalle sedi d’esame). I nightclub organizzavano «Lawyers Party».. Tutto era basato sulla garanzia di un tasso di promozioni stupefacente: un anno si arrivò all’esatto opposto di Milano: 94% di candidati bocciati a Milano, 94% di candidati promossi a Catanzaro. Poi, nell’estate del 2000, emerse che all’esame del dicembre 1997 su 2.301 partecipanti ben 2.295 (tutti meno 6) avevano scritto, parola per parola, gli stessi temi. Il locale ordine degli avvocati, davanti allo scandalo, si limitò ad accusare di diffamazione e di scandalismo i giornali del Nord.
Il Corriere della sera pubblicò le confidenze di una candidata: «Come vuole che sia andata? Entra un commissario e dice: “Scrivete”. E comincia a dettare, lentamente». Paura? Macché: «Non ci possono fare niente. Siamo troppi».
Aveva ragione. Il procedimento penale, dopo alcuni anni, si è concluso con la prescrizione per tutti.
Tutti gli imputati sono ormai da tempo avvocati, dispersi nelle città dalle quali erano confluiti a Catanzaro. Uno di loro potrà anche diventare il
vostro avvocato. La notizia delle modalità con le quali si superavano gli esami di avvocato a Catanzaro non sollecitò nessuno ad adottare rimedi; incrementò ulteriormente l’afflusso di candidati.
Agli scritti del dicembre 2003 furono 3.261 (mille in più rispetto a prima dello scandalo) e gli ammessi all’orale 2.768, poco meno del 90%. Tanti
quanti in Veneto, Piemonte, Val d’Aosta, Umbria, Liguria, Toscana e Marche messi insieme.
Poi, il sistema è improvvisamente cambiato. C’è stata una modifica legislativa. Adesso la Commissione che corregge i compiti non è più quella della sede dove si svolgono gli esami, ma viene sorteggiata. Per i candidati di Catanzaro, la correzione quest’anno è stata affidata alla
Commissione di Firenze. Gli ammessi sono stati 609, il 30% dei candidati. È bastata una riga del legislatore, ed ecco un Paradiso perduto, e un fiorente commercio ridotto in polvere.

Da GIAN ANTONIO STELLA, Catanzaro è un paradiso perduto, in Corriere della Sera, 21 settembre 2005.

UNA POESIA DI HENRY MICHAUX

La mia vita
Tu te ne vai senza di me, vita mia.
Tu scorri.
E io aspetto ancora di fare il primo passo.
Tu porti altrove la battaglia.
Mi lasci qui
Io non ti ho mai seguita.
Non ho capito ciò che mi offrivi.
Il poco che voglio, non me lo porti mai.
Proprio per questo, desidero così tanto.
Così tante cose, che non si possono contare.
Solo per quel poco che mi manca,
che tu non mi porti.

HENRY MICHAUX (Namur 1899 – Parigi 1984).
Dopo essersi imbarcato come marinaio per visitare le Americhe, si stabilì a Parigi nel 1928. Entrò in contatto con il gruppo surrealista, diresse la rivista «Hermès» interessata ai rapporti tra mistica e poesia. Nel 1929 riprese a viaggiare. Dopo il 1945 si avvicinò all’esistenzialismo e si dedicò alla pittura. Dal 1955 si dedicò alla sperimentazione degli allucinogeni. Morì a Parigi nel 1984. Tra le sue opere più importanti: Un certain Plume, 1930 e Plume, 1937. Molti i libri collegati ai suoi viaggi: Ecuador (1929), Un barbare en Asie (1933), Ici Poddéma, 1946. Tra le ultime opere: L’infini turbulent, 1957 e Les grandes épreuves de l’esprit et les innombrables petites, 1966. Interessante, di Sergio Crapiz, Henry Michaux: le poetiche dello spazio interiore, Libri Atheneum, Firenze 1990.

Questo ventinovesimo volume dei Testi Infedeli è stato stampato nel novembre del 2005 in duecento copie non numerate e fuori commercio da Compostudio s.r.l. di Cernusco sul Naviglio, Milano.
Come sempre, ho liberamente e infedelmente tradotti e talvolta riscritti tutti i testi; spesso è stato rispettato – non sempre integralmente – il pensiero dell’autore.
Il volume non sarà più inviato a chi non ne accusa ricevuta per due volte consecutive.
I Testi Infedeli escono dal 1989. I fascicoli apparsi a partire dal 1992 possono essere letti nel sito www.nespor.com (ove sono raccolti anche altri miei scritti e una scelta dei miei disegni). Il sito è curato e aggiornato da Stefano Rossi. L’inserimento dei Testi infedeli nel sito è stato curato in passato anche da Beniamino Nespor.
Per l’elaborazione di questo volume ringrazio per l’aiuto e i suggerimenti Maria Inglisa, Salvatore Giannella, Marina Nespor, Pasquale Pasquino.